venerdì 4 maggio 2012

La Crisi


Un giorno, troppo tempo fa, ma così tanto tempo fa che neanche c’erano i computer, né i telefoni o le lettere, figuriamoci i soldi. Un tempo così lontano che il linguaggio era ai primordi, suoni gutturali accompagnati da gesti impulsivi, trasmettevano i semplici pensieri dei primi scimmioni. Un linguaggio fortemente tattile.
In quel tempo, un gruppo di pre-umani, ancora tutti pelosi e ballonzolanti, una banda di scalmanati insomma, viveva una felice radura. C' erano bacche e frutti per tutti i gusti, vivevano grossi pesci nel ruscello li accanto e sane antilopi stavano appena fuori il bosco. Un’ oasi tranquilla e soleggiata.

Uno di loro, un maschio, un giorno raccolse un grosso ramo da terra e senza sapere bene come, lo diede forte in testa al suo fratello. Al suo compagno.
Non sapeva perché, ma lo fece. Non ne conosceva le conseguenze, ma lo fece.
Così vedendolo a terra immobile iniziò a pensare che stesse dormendo e lo chiamò, e lo scosse e lo chiamò più forte. Gli altri sentendo il vociare accorsero, sempre nelle loro movenze primitive, e tramite il linguaggio mimico, tipico di quel tempo, che solo loro intendevano, chiesero cosa fosse accaduto.
Allora il primo uomo spiegò, forse, diceva, forse questo bastone facilita il sonno! Quel primo uomo era scosso, non capiva! Perché dorme ora? Perché sta lì, fermo, a dormire?

Questa è la storia di una delle prime crisi sociali. Non sapevano cosa accadesse ai loro simili se colpiti a quel modo e, come voi tutti immaginate, quell’uomo da terra non si alzò mai.
Ma tutti loro crebbero un poco quel giorno. Tutti maturarono e il  gruppo divenne più forte. Perché ciò che conta durante una crisi è capirla e accettarla, anche con le sue conseguenze.
Iniziarono così a volersi bene ogni giorno, perchè ora sapevano che ognuno di loro, prima o poi, si sarebbe anche lui, addormentato per sempre.

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