Un giorno, troppo tempo fa, ma così
tanto tempo fa che neanche c’erano i computer, né i telefoni o le lettere, figuriamoci
i soldi. Un tempo così lontano che il linguaggio era ai primordi, suoni
gutturali accompagnati da gesti impulsivi, trasmettevano i semplici pensieri
dei primi scimmioni. Un linguaggio fortemente tattile.
In quel tempo, un gruppo di pre-umani,
ancora tutti pelosi e ballonzolanti, una banda di scalmanati insomma, viveva
una felice radura. C' erano bacche e frutti per tutti i gusti, vivevano grossi
pesci nel ruscello li accanto e sane antilopi stavano appena fuori il bosco.
Un’ oasi tranquilla e soleggiata.
Uno di loro, un maschio, un giorno
raccolse un grosso ramo da terra e senza sapere bene come, lo diede forte in
testa al suo fratello. Al suo compagno.
Non sapeva perché, ma lo fece. Non ne
conosceva le conseguenze, ma lo fece.
Così vedendolo a terra immobile
iniziò a pensare che stesse dormendo e lo chiamò, e lo scosse e lo chiamò più
forte. Gli altri sentendo il vociare accorsero, sempre nelle loro movenze
primitive, e tramite il linguaggio mimico, tipico di quel tempo, che solo loro
intendevano, chiesero cosa fosse accaduto.
Allora il primo uomo spiegò, forse,
diceva, forse questo bastone facilita il sonno! Quel primo uomo era scosso, non
capiva! Perché dorme ora? Perché sta lì, fermo, a dormire?
Questa è la storia di una delle prime
crisi sociali. Non sapevano cosa accadesse ai loro simili se colpiti a quel
modo e, come voi tutti immaginate, quell’uomo da terra non si alzò mai.
Ma tutti loro crebbero un poco quel
giorno. Tutti maturarono e il gruppo divenne
più forte. Perché ciò che conta durante una crisi è capirla e accettarla, anche
con le sue conseguenze.
Iniziarono così a volersi bene ogni giorno, perchè ora sapevano che ognuno di loro, prima o poi, si sarebbe anche lui, addormentato per sempre.
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