Non precipiti cadendo,
scivoli, voli,
colori l'onta con azzurro cielo,
non t'importa se ti spaccano.
Parti di te volano a terra indecise,
fremi e tremi nel raccoglierle,
sorpreso
hai saputo come prenderle, come trovarle.
Sembrano solo piccoli luminosi sassi,
sono come stelle ma non sai se così lontani tanto loro.
Posso chiamarti Cosmo allora,
ché ciò che sei dentro è sterminato, costellato e nero.
Loro non lo sanno, non lo sanno ancora
non lo sapranno mai o lo sapranno.
Quel che importa a te,
che sei ancora giovane e scrivi,
è che almeno possano, nel tuo sguardo intravedere,
quelle luci che io
solo nel sonno ho appreso.
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