domenica 16 settembre 2012

Fate voi, io me ne vado.

 Pelle, 
che stavi stretta nel tuo grembo imberbe, 
che trovi strati di strazi intatti da prati di scarti. 

 Sanno che i tuoi sospiri non sono mondi da costruire, 
sanno che i tuoi sospiri spostano massi e costruiscono. 

 Ho la gola secca e gli occhi lucidi, ho la pelle d'oca sulle braccia nude, 
ho sulla nuca i brividi della febbre e mi sposto fermo per il parquet di casa. 
Appoggio i polsi sulla tastiera, ho buoni intenti: starò nel limbo finché non avrò scritto. 
Poi cerco letto. 


Capita anche a te, anima lieve? Capita anche a te di doverti sfogare? 
Capita che le lacrime abbiano un solo respiro, che escano al suono di uno stupido pensiero. 
Un pensiero di mancanza.

Chi mi toccherà la testa stasera? 
E l'alito? 

Ma il mondo non è vuoto, il mondo è la mia stanza, un letto buio e un lume di cera. 
Ho la tua mano nel mio sguardo. 
Ho i tuoi occhi nel cassetto. 
Ho un ricordo che mi porta sale da cucina, nell'acqua, sotto allo sguardo. 
Ho attitudine alla pazzia e norma è velleità, 
ho grande rispetto per la rima. 
Punto. Spazio. A capo.
 Fine.




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