Pelle,
che stavi stretta nel tuo grembo imberbe,
che trovi strati di strazi intatti da prati di scarti.
Sanno che i tuoi sospiri non sono mondi da costruire,
sanno che i tuoi sospiri spostano massi e costruiscono.
Ho la gola secca e gli occhi lucidi, ho la pelle d'oca sulle braccia nude,
ho sulla nuca i brividi della febbre e mi sposto fermo per il parquet di casa.
Appoggio i polsi sulla tastiera, ho buoni intenti: starò nel limbo finché non avrò scritto.
Poi cerco letto.
Capita anche a te, anima lieve? Capita anche a te di doverti sfogare?
Capita che le lacrime abbiano un solo respiro, che escano al suono di uno stupido pensiero.
Un pensiero di mancanza.
Chi mi toccherà la testa stasera?
E l'alito?
Ma il mondo non è vuoto, il mondo è la mia stanza, un letto buio e un lume di cera.
Ho la tua mano nel mio sguardo.
Ho i tuoi occhi nel cassetto.
Ho un ricordo che mi porta sale da cucina, nell'acqua, sotto allo sguardo.
Ho attitudine alla pazzia e norma è velleità,
ho grande rispetto per la rima.
Punto. Spazio. A capo.
Fine.
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