sabato 5 febbraio 2011

Riflessioni del quanto (La storia del degrado d'un uomo, riflessioni personali 1)

"Ancora non mi ricordo sai di quel pomeriggio dal dottore",
ancora non  ricorda.


L'unico momento che non ricorda è il tempo che ho speso per lui. Non gliene faccio colpe. Non ci rimango neanche troppo male. Il suo sguardo, vacuo, cristallino, limpido, quello mi fa male.
Sorreggerlo, parlargli e vederlo sottile, vederlo indefinito e breve.
vederlo lontano, sorridente, non lui, non sé stesso,
o magari davvero sé stesso.

C'è sempre un punto strano un particolare che non abbiamo analizzato.
A volte, scrivere è come mettere a fuoco, riconoscere e definire.




Tornato osservo invece Lei mentre parla.
Vedere la sua bocca muoversi ma non udire parole, ascoltare solo i miei pensieri, affannati si fanno largo fra le pieghe del cervello.
Mi fa strano vedere quella moltitudine  di esperienze ora metà metallica e metà carne secca.

Sana, lucida e pronta.
Sudicia, viscida e corrotta.
è giusto attaccarci così alla vita?

è più giusto decidere il proprio momento e andarsene.

Come in passato ho deciso  che via percorrere, ora decido del futuro.
Tocca a me.
Solo a me decidere.

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